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Life Coaching

corso marketing e vendita di Daneile Trevisani, Studio Trevisani

Il Life Coaching è un’attività professionale specifica, inquadrabile tra la gamma delle diverse tipologie della relazione d’aiuto e formazione.

  • La caratteristica fondamentale del Life Coaching si può individuare nella definizione di obiettivi sull’orizzonte futuro della persona, sulla concentrazione nel realizzare Piani di Azione (Action Plans), evitando di trattare questioni patologiche, terreno specifico delle aree di natura clinica come la psicoterapia.
  • Si distingue inoltre dalla pratica del Counseling la quale è centrata sull'analisi di fattori legati ai bisogni di intervento sulle dinamiche prettamente relazionali.

Obiettivi e Metodi

Il Life Coaching opera per inquadrare obiettivi di vita concreti, tempificabili, raggiungibili nel futuro del cliente, utilizzando specifiche sessioni di coaching personalizzato (definiti come incontri one-to-one).

Diversi modelli inerenti il life coaching sono presenti in letteratura. Tra questi, esaminiamo HPM e Grow.

Nella letteratura Italiana troviamo il contributo del modello HPM centrato sul Potenziale Umano, dove il coaching viene visto come forma di supporto all'espressione del del Potenziale Personale che la persona può esprimere quando viene a contatto con una formazione personalizzata e centrata sulle proprie peculiarità individuali.

Tali obiettivi sono inquadrati nel modello a 6 variabili "HPM" (Human Potential Modeling, Trevisani 2008) che individua interventi su uno o più di questi fattori:

  1. Area Bioenergetica o Energie Fisiche: interventi centrati uno stile di vita fisicamente sano e il supporto al suo raggiungimento (Coaching centrato sullo stile di vita e sul Corpo, fitness, wellness, salute, alimentazione, attività fisica, recupero, anti-aging),
  2. Area Psicoenergetica o Energie Mentali: la focalizzazione sulle energie mentali e motivazione personale (Coaching motivazionale),
  3. Area delle Macro-Competenze: l'ampliamento delle macro-competenze con l'individuazione di nuove aree del sapere del quale l'individuo senta con maggiore o minore chiarezza il bisogno evolutivo. L'individuazione di bisogni di apprendimento e formazione o competenze delle quali l'individuo non abbia ancora preso coscienza (Unknown Incompetences) è una delle caratterstiche peculiari del Life Coaching,
  4. Area delle Micro-Competenze: la focalizzazione di micro-competenze da coltivare, utili alla persona nel suo contesto personale e professionale, come ad esempio il miglioramento in performance come il "public speaking" o altri aspetti di dettaglio che possono fare la differenza nel proprio personale percorso di vita o di carriera,
  5. Area della Progettualità: la capacità progettuale (sviluppare progetti, tempificarli, inquadrare le risorse utili,
  6. Area dei valori: la riscoperta di valori e senso di missione personale, la direzione della propria carriera o evoluzione professionale, il ri-orientamento di priorità secondo valori e principi personali riscoperti o rafforzati (fonte: Daniele Trevisani, volume Il Potenziale Umano, Franco Angeli editore).

Tra i modelli non italiani, segnaliamo il modello GROW di Whitmore. Inquadra specifiche fasi fondamentali del coaching: l'uso efficace di domande, anziché di ordini, per aumentare la consapevolezza e il senso di responsabilità personale; la possibilità di generare prestazioni di alto livello; l'attenzione all'esigenza di un significato e di uno scopo nel lavoro come nella vita. I quattro punti del coaching nel modello GROW:

  1. fissare l’obiettivo (Goal) sia della sessione, sia nel breve e lungo termine
  2. verificare la realtà (Reality), cioè i dati di fatto, al fine di analizzare la situazione
  3. verificare le opzioni (Options) e le strategie alternative di azione
  4. verificare che cosa (What) si deve fare, quando farlo (When), chi deve farlo (Who) e la volontà di farlo (Will).

Secondo Whitmore il coaching può essere definito come la disciplina attraverso la quale un insegnante (allenatore o coach) sostiene lo sforzo di una persona o di un’organizzazione in una fase di apprendimento finalizzata al raggiungimento di obiettivi specifici.

L'emersione dei punti sui quali lavorare è tema specifico dal confronto tra “coach” e “cliente” (anche definito “coachee”), che rappresentano i due principali protagonisti di questa forma di relazione d’aiuto.

Tra le diversità significative nei vari approcci, si trova la visione del coach come “formatore” o invece solo “facilitatore” di processi di auto-apprendimento, modalità che ciascuna scuola di coaching propone agli operatori in modo diverso.

Tra le similarità, le diverse associazioni mondiali evidenziano radici comuni del coaching all’interno di un processo inquadrabile come “percorso” e non come attività una-tantum. Individuano inoltre il ruolo fondamentale del colloquio come elemento costitutivo e fondamentale del coaching, e il ruolo del coach come “maieuta” di soluzioni e non tanto di consulente-esperto rispetto al problema o obiettivo. La definizione del ruolo di Life Coach" è entrata recentemente anche in dizionari internazionali, presente dal 1986 dove viene definita come un consulente che aiuta le persone a prendere decisioni, fissare e raggiungere obiettivi, o trattare problemi.

I diversi orientamenti professionali

Approccio Centrato-sul-Cliente o Rogersiano (Psicologia Umanistica)

Una modalità di analisi tassonomica dei diversi approcci al life coaching è il grado di “direttività vs. non-direttività” nella tipologia di relazione di aiuto impostata dal coach, con l’individuazione generale di un approccio sostanzialmente non direttivo nelle scuole ad orientamento “centrato sul cliente”. Queste “scuole di pensiero” sono ispirate alle modalità terapeutica e di counseling individuata da Carl Rogers e altri autori nella “Psicologia Umanistica”. È evidente nel life coaching anche la presenza di un influsso derivante dagli studi di Abraham Maslow sul concetto di auto-realizzazione o pulsione autorealizzativa, spesso unita agli studi sul Focusing di Eugene Gendlin, i recenti contributi della Psicologia Positiva (Seligman et al) e della ricerca sul potenziale umano.

Scuole ad approccio “olistico”

Il senso della parola Olistico nel coaching può riguardare la sinergia tra più scuole con un approccio vasto, o il senso di un coaching di natura fondamentalmente spirituale.

Le scuole di approccio “olistico” sono spesso collegate a specifiche discipline di natura variegata. Una mappatura delle diverse discipline ha individuato oltre 100 approcci utilizzati da operatori olistici di varia natura, alcuni dei quali su basi scientifiche, altri assimilabili a “sette” le cui affermazioni sono scarsamente verificabili.

La centralità del colloquio nel Life Coaching

Il colloquio è la metodologia fondamentale del coaching e viene ripetuto in diverse “sessioni” che possono essere realizzate in presenza, tramite canali social, telefonici, videoconferenza e mix tra le diverse modalità. La durata delle sessioni può essere inferiore all’ora sino a sessioni di intere giornate e più (coaching intensivo). La metodologia del colloquio e la tecnica del colloquio di coaching assumono quindi un grado rilevante nella formazione dei coach. Come evidenzia ICF:

“La metodologia di coaching adottata da ICF prevede che il cliente sia prima di tutto rispettato, sia dal punto di vista personale che professionale, e venga considerato in grado di gestire efficacemente la propria vita ed il proprio ambito lavorativo. Ogni cliente viene visto come una persona creativa e piena di risorse. Sulla base di ciò, le responsabilità del coach sono:

  1. scoprire, rendere chiari ed allineare gli obiettivi che il cliente desidera raggiungere;
  2. guidare il cliente in una scoperta personale di tali obiettivi;
  3. far in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso;
  4. lasciare piena autonomia e responsabilità al cliente.

Il coaching include un approccio elogiativo che si fonda sul riconoscimento di ciò che è giusto, di ciò che funziona, di ciò che è desiderato, di ciò che è necessario per arrivare all’obiettivo. L’approccio elogiativo prevede domande basate sulla scoperta, una modalità proattiva (in opposizione a quella reattiva) nella gestione delle sfide e delle opportunità personali, una formulazione costruttiva di osservazioni e feedback finalizzati ad ottenere reazioni positive dagli altri. Durante ciascun incontro è il cliente stesso a scegliere l’argomento della conversazione, mentre il coach lo ascolta ponendo osservazioni e domande. Questa interazione contribuisce a creare maggiore chiarezza ed induce il cliente a divenire proattivo.

Nel coaching si osserva “dove si trova il cliente oggi”, quale sia cioè la situazione attuale di partenza, e si definisce, in comune accordo, ciò che egli è disposto a fare per raggiungere “la meta in cui vorrebbe trovarsi domani”.

Il modello delle Regie di Cambiamento, sviluppato da Daniele Trevisani, approfondisce proprio il passaggio delicato di come inquadrare la traiettoria di cambiamento positivo che il coaching vuole produrre. Verso dove, via da dove, mantenendo quali ancoraggi forti.

Tra le Associazioni Italiane, ACOL individua i seguenti obiettivi specifici del colloquio di Coaching:

“Il Coaching è una metodologia di processo basata su una relazione di partnership, in cui il Coach supporta il Cliente (o Coachee) nei seguenti casi:

  1. individuazione di specifici obiettivi personali e/o professionale;
  2. supporto al raggiungimento di obiettivi concordati e sui relativi piani d’azione utili a conseguirli;
  3. sostegno motivazionale e di realizzazione progettuale, operato dal Coach in alleanza con il proprio Cliente;
  4. sviluppo di nuove competenze (funzione addestrativa);
  5. sviluppo di nuova consapevolezza operativa (contestualizzata ai propri ambiti di competenza;
  6. superamento di difficoltà e resistenze al cambiamento (personali e/o professionali)
  7. incremento della performance individuale, in ambito personale, professionale e/o sportivo.
  8. riduzione delle complessità nei processi decisionali e nei processi di raggiungimento degli obiettivi (efficienza)”

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